mercoledì 19 dicembre 2007

Il Governo vola basso. Teodoro Chiarelli

Se c’è una cosa che un Paese civile ha da pretendere dal governo è che faccia delle scelte e se ne assuma le responsabilità.

E’esattamente il contrario di quanto sta avvenendo nella vicenda Alitalia. Ieri, puntuale come una scadenza dell’Ici (una delle poche certezze italiane), è arrivata la notizia dell’ennesimo rinvio di una decisione che era stata definita irrinunciabile e improcrastinabile. Inevitabile conseguenza di un’asta improbabile dove ai criteri economici si sono sovrapposti i patteggiamenti, i negozi e le mediazioni fra gruppi di interesse. Un insieme di spinte contrapposte che ha finito per invischiare in una rete soffocante lo stesso Romano Prodi e i suoi litigiosi ministri.

La verità è che sin dall’inizio non abbiamo assistito a una trasparente operazione di mercato. Perché in nessun mercato degno di questo nome il venditore fa anche il mediatore come ha preteso che avvenisse il governo. Anche i muri sapevano che Prodi vuole arrivare a un accordo con i francesi. Legittimo, a patto che non si allestiscano teatrini per confondere le acque. In altre parole: l’asta non era obbligatoria, il governo avrebbe potuto benissimo fare la sua scelta, rispondendone al Parlamento e, quindi, agli elettori. Si è preferita la melassa. Sfidando con indomito coraggio il comune senso del ridicolo, il ministro Bianchi si è mediaticamente immolato sostenendo che ha bisogno di altro tempo per approfondire, soppesare e confrontare le proposte di Air France e di AirOne. Ma quali dettagli aspetta di conoscere? Quale retroscena conta di scovare? Non si sa. Anche perché i termini delle due proposte sono stranoti in tutti i particolari.

Così si arriva a ridosso delle feste di Natale. Se è un espediente per guadagnare tempo e tentare di evitare gli scioperi selvaggi preannunciati dai sindacati, siamo di fronte a una soluzione indecente. Se è un mezzuccio per guadagnare tempo alle diverse lobby che si stanno sfidando, è semplicemente scandaloso. Ma forse è il tentativo di mettere in qualche modo insieme le due proposte.

Comunque lo si guardi, il risultato è che Alitalia, non gestita, sta allegramente perdendo quota e rischia di restare senza ogni residua credibilità. Come ha dichiarato alla Stampa Giovanni Bisignani, direttore generale dell’Associazione delle grandi compagnie aeree mondiali e, soprattutto, ex numero uno della compagnia, la società rischia di essere buttata fuori dalla Iata: ossia dal sistema di clearance, la struttura integrata internazionale di pagamenti, incassi e anticipi che consente alle varie società di operare concretamente nella complessa rete dei voli e dei servizi aeroportuali dei cinque continenti. Per Alitalia sarebbe un disastro: di fatto non potrebbe più operare. È già successo con la brasiliana Varig: nel giro di una settimana ha dovuto chiudere i battenti. Del resto poche, isolate Cassandre, bollate come impresentabili profeti di sventura, da tempo indicano il fallimento della compagnia come unica onorevole via d’uscita per il pasticcio Alitalia. A questo punto, come cantava Fabrizio De André, sarebbe «se non del tutto giusto, quasi niente sbagliato». (la Stampa)

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