mercoledì 1 ottobre 2008

Il coraggio di Spike Lee vendica Pansa. Peppino Caldarola

Spike Lee riabilita Giampaolo Pansa. Il film sulla strage di Sant’Anna di Stazzema ha sollevato polemiche e irritato i partigiani. Il regista afro-americano ha raccontato partigiani che facevano il doppio gioco e partigiani che sparavano e scappavano lasciando le popolazioni inermi alla rappresaglia dei nazisti. Pansa ha raccontato l’inutile bagno di sangue che ha caratterizzato la guerra civile e il dramma degli sconfitti. Fra pochi giorni vedremo il film tratto dal suo libro più noto, Il sangue dei vinti. Tutti e due sono stati accolti dal silenzio ostile o dall’ostracismo della sinistra. Entrambi hanno infranto la sacralità della “guerra giusta” dove i torti erano tutti da una parte, le ragioni dall’altra. In effetti è proprio così, i torti erano tutti da una parte. Ma siamo sicuri che anche le ragioni stavano dalla stessa parte? (il Riformista)

7 commenti:

Anonimo ha detto...

La condanna al fascismo deve essere netta e senza esitazioni.
Detto questo, dobbiamo precisare che i fascisti non erano soltanto dentro le file delle milizie della RSI.
Per cui anche i "partigiani" che hanno compiuto delitti efferati di stile fascista sono da considerarsi fascisti. Anzi, peggio. Almeno, se non altro, i fascisti non si camuffavano.
Voler nascondere ad ogni costo le atrocità compiute dai partigiani: questo atteggiamento è la conseguenza del perdurare della mentalità togliattiana che riduce la guerra civile del '45 ad una guerra di liberazione condotta ad opera esclusivamente della Resistenza le cui motivazioni sono state arbitrariamente identificate con gli "ideali" marxisti-leninisti-stalinisti dei Comunisti nostrani. Ragion per cui il PARTIGIANO è divenuto il simbolo della libertà, della democrazia e della lotta al fascismo. Senza distinzioni. E' nato così l'antifascismo di comodo di cui si è appropriata la sinistra (e non lo molla) creando e diffondendo la falsa idea (l'icona) della sinistra (in particolare i comunisti) in cui sono ammucchiati alla rinfusa e confusi l'uno con l'altro: antifascismo, partigiani, libertà, democrazia, sinistra, comunismo; e gettando oscure ombre di rigurgiti fascisti, reazione, antidemocrazia, tendenze dittatoriali su tutti coloro che non stanno dalla parte "giusta" (la loro): un ritornello che dal '45 in poi non è più cambiato.
Ecco in parole povere la distinzione manichea fra bene tutto da una parte (sinistre e partigiani) e male tutto dall'altra (tutti quelli che non stanno a sinistra).
E guai a cercare di smitizzare i simboli sui quali si fonda la loro propaganda. Tolti quelli ... il Re è nudo. Rimane in mutande ...
z

maurom ha detto...

Proprio così, Zeus.

Hai perfettamente spiegato questa anomalia tutta italiana.

Un caro saluto

Danko ha detto...

Lasciamo perdere Togliatti a cui si deve la famosa o famigerata amnistia che ha salvato molte persone dalla forca o dalla galera, ma ha reso molto più blanda la "defascistizzazione" dell'Amministrazione Pubblica (Polizia, Magistratura, funzionari statali) dell'Italia postbellica.
Veniamo a Spike Lee: le sue dichiarazioni più recenti lasciano intendere che egli non sia per niente ostile alle lotte popolari di guerriglia specialmente a quelle dei popoli ex coloniali e pertanto - al contrario di Pansa - quando dice che i partigiani"sparavano e scappavano" esprime un giudizio di fatto e non un giudizio di valore, e riconosce pienamente la legittimità delle azioni partigiane e l'abominevole comportamento dei nazifascisti nelle rappresaglie sulle popolazioni civili. Del resto chiedere a movimenti di guerriglia di sfidare a "singolar tenzone" eserciti enormemente più potenti è un'evidente sciocchezza: andatelo a dire agli ex vietcong o agli ex mujaheddin afgani e vi rideranno in faccia!
Quanto a Pansa e ai suoi estimatori voglio dire alcune cose:
1) Non è vero che la resistenza è sempre stata rappresentata in modo idilliaco, basta leggersi tutta la stupenda letteratura italiana del dopoguerra (Vittorini, Fenoglio, Pavese eccetera); le commemorazioni ufficiali - quelle sì - sorvolavano su episodi discutibili, ma concedetemi, anche gli Americani non celebrano la vittoria della II guerra mondiale ricordando Hiroshima e il bombardamento di Dresda.
2) Pansa ritiene che il PCI avesse un progetto rivoluzionario e violento, ma Togliatti o per propria convinzione o perché i Sovietici gli avevano detto che Yalta andava rispettata, aveva da tempo capito che doveva lavorare entro le compatibilità del sistema democratico occidentale, e questo è un dato incontrovertibile della storia della sinistra italiana, nonostante i finanziamenti dell'U.R.S.S.
3) Sulla base della mia esperienza familiare - mio nonno paterno era antifascista di Giustizia e Libertà, i miei zii materni uno nella segreteria della locale Camera del Fascio e l'altro nel CLN, uno dei migliori amici di famiglia era stato nella RSI col padre, fascista della prima ora - complessivamente l'uscita dal Fascismo in Italia è stata un processo abbastanza indolore; salvo le debite e circoscritte eccezioni la concordia e la fratellanza sono ritornate presto nel Paese, è c'è stato lavoro e tranquillità per tutti nel dopoguerra.
Per questo la rappresentazione di Pansa (che non a caso prima dell'avvento del sistema bipolare Centro-destra/Centro-sinistra, non si sognava di scrivere certe cose), sembra molto più idonea a ricostruire un immaginario compatibile con l'attuale stucchevole divisione del mondo in bianco e nero che non a ricostruire la verità storica.

Anonimo ha detto...

La verità storica non si ricostruisce con l'esaltazione fanatica di un settore, facendo di questo un simbolo (improprio) della vera autentica unica democrazia possibile.
I documenti cui si riferisce Pansa sono veri, come sono veri tutti i tremendi fatti accaduti ai nostri connazionali in Istria.
Si vuole ad ogni costo misconoscere questa parte della storia. Ma non tutti sono d'accordo: io sono fra quelli.
Non si può, dopo 70 anni, continuare a vivere di antifascismo di maniera, capitalizzandolo a meschini fini politico-elettorali. E' l'ora di voltare pagina.
Z
Grazie Mauro. Ricambio sinceri saluti.

Anonimo ha detto...

Del resto chiedere a movimenti di guerriglia di sfidare a "singolar tenzone" eserciti enormemente più potenti è un'evidente sciocchezza: andatelo a dire agli "ex vietcong" o agli "ex?mujaheddin" afgani e vi rideranno in faccia! ...

... ma che brava genteci porti come esempio!
La critica mossa contro quelli che sparano alle spalle e poi se la danno a gambe, non si riferisce all'azione in sé ... anzi ...
ma purtruppo, in mezzo c'erano i nostri civili sui quali (e i partigiani lo sapevano bene) ricadevano le conseguenze dei loro agguati.
Se questo andava bene ai vietcong e va bene ai mujahiddin, non va bene per noi.
Un esempio? Lo scempio delle fosse ardeatine con un un po' di buon senso si poteva evitare, come potevansi evitare mille e mille altri riprovevoli episodi.
Ammazzare due tedeschi, per poi lasciare civili indifesi alla mercè delle spietate rappresaglie naziste non è stato un buon esempio di lotta partigiana. Gli "eroi" che sparano alle spalle per poi farla pagare a chi non c'entra niente non sono eroi, ma degli incoscienti.
Questa, malgrado il fascismo, non era l'Italia dei Vietcong, né quella dei Mujahjddin.

maurom ha detto...

Mi piace l'intervento pacato e sereno di danko.
Se i compagni fossero ragionevoli e disponibili al dialogo, avremmo già smesso di parlare di fascismo e antifascismo da un pezzo...

Anonimo ha detto...

Vorrei solo sottolineare un aspetto: Pansa ha scritto della guerra civile già ai tempi della sua tesi di laurea, e famosi romanzi su questo tema appartengono agli anni '80, ben prima della fine della Prima Repubblica.
Secondo, gli autori che hanno parlato di guerra civile sono stati ostracizzati (vd. Fenoglio): d'altronde, le reazioni scomposte di stampo fascistoide della sinistra italiana di fronte ai suoi libri sono l'esempio più evidente della mentalità distorta che viene smascherata.

Pienamente d'accordo con maurom