lunedì 11 aprile 2011

Processo breve, la sinistra punirebbe 100 innocenti pur di attaccare il Cav. Giuliano Cazzola

Ancora qualche giorno di pena alla Camera, poi, mercoledì, dovrebbe essere varato, senza aver fatto ricorso al voto di fiducia, il c.d. progetto di legge sul processo breve. Le opposizioni non rinunceranno all’ostruzionismo, fino a quando il contingentamento dei tempi lascerà loro degli spazi per intervenire. Del resto il filibustering (che consiste nell’avvalersi dei regolamenti parlamentari per ritardare l’iter del provvedimento) è una tattica che tutte le opposizioni hanno usato in tutte le assemblee democratiche. Va detto altresì che – essendo le finalità dell’ostruzionismo quelle di far perdere tempo – non è il caso di badare troppo agli argomenti che vengono sfoggiati e alla loro consistenza politica e giuridica. E’ parte del gioco una certa misura di strumentalità di cui, prima o poi, in una alternanza di coalizioni al potere, tutti daranno sfoggio. Anzi, sta nella bravura di quei parlamentari che gestiscono, per i loro gruppi, l’aula di trovarne sempre di nuove.

La scorsa settimana, ad esempio, in base ad una interpretazione dubbia del regolamento (che il presidente Fini ha avallato) le opposizioni, intervenendo in sede di approvazione del processo verbale della seduta precedente, sono riuscite a ripetere – con limiti di tempo più ampi – la medesima discussione svolta il giorno precedente sul testo già licenziato. Si è creato, così, un precedente gravissimo che potrebbe, se usato abitualmente, portare alla paralisi dei lavori. Tutto ciò premesso – e senza volerci scandalizzare più di tanto – il dibattito delle scorse settimane sul ha dimostrato ancora una volta che, quanto più si è costretti a semplificare il proprio ragionamento, tanto più si dice anche la verità.

Quali sono gli argomenti che le opposizioni adoperano nei loro interventi? A parte l’accusa di predisporre norme ad personam (a cui fanno da inevitabile corollario altri consueti improperi rivolti al Cavaliere), le critiche si concentrano su di una specie di teorema: riconoscendo termini di prescrizione più brevi per i cittadini incensurati si viola il principio di uguaglianza sancito dall’artico 3 della Costituzione. E’ questa una ben strana teoria che contrasta con la cultura ultracentenaria della procedura penale in base alla quale si è sempre tenuto conto del profilo personale di chi commette un reato, sia nel riconoscere la sospensione condizionale della pena, sia nel consentire la detenzione domiciliare e quant’altro.

L’idea di un principio di eguaglianza , che si realizza costringendo tutti ad una condizione peggiore, è non solo contraria ai principi costituzioni (per cui la pena deve puntare alla rieducazione e al recupero del condannato), ma è anche disumana. I forcaioli della sinistra hanno sostenuto che può avvenire che un incensurato commetta un omicidio, mentre un recidivo si accontenti di un furtarello. E allora? La differenza non la fa la prescrizione, ma la gravità della pena. E’ su di essa che interviene la prescrizione più breve – per i colpevoli del medesimo delitto - tra chi è incensurato e chi non lo è.

Assistendo forzatamente all’ostruzionismo, mi ha stupito la rappresentazione che gli oratori dell’opposizione hanno dell’incensurato. L’accanimento contro questa figura ha dato prova di una cultura da Stato di polizia. Per i deputati del Pd, succubi delle di quelli dell’Idv, sembra non esservi nulla di peggio di un incensurato. Nella loro concezione del mondo chi non ha avuto a che fare con la giustizia non è un cittadino che, fino ad un certo punto della vita, si è comportato in maniera conforme alle leggi; per loro un incensurato è un pericoloso delinquente che , che si è avvalso delle proprie risorse, patrimoniali e di potere, per .

In sostanza, emerge una concezione della organizzazione della giustizia degna di Pol Pot, dove i magistrati non si limitano a perseguire i reati, ma indicano gli stili di vita corretti in tutti i campi dell’azione umana. E che dire del diritto alla difesa, che viene rafforzato da un emendamento presentato al Senato? Tale complesso di garanzie è un caposaldo di quella idea di Stato di diritto che si invera nel processo. Secondo i forcaioli di casa nostra, invece, gli avvocati sono dei mariuoli, complici dei delinquenti, tanto che è colpa loro – proprio perché esercitano le prerogative della difesa nel processo – se la dea-giustizia non arriva subito, con lo spadone, a tagliare la testa dei sottoposti a giudizio.

Per loro è meglio associare alle patrie galere 100 innocenti piuttosto che lasciar libero un solo colpevole. Quanto a Silvio Berlusconi, al suo posto andrei in tv a pronunciare un semplice discorso: . Gli italiani capirebbero. (l'Occidentale)

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