giovedì 14 aprile 2016

Se il centrodestra si fa del male. Angelo Panebianco

 
 
Che cosa è successo al centrodestra? Che cosa se ne può fare il Paese di un centrodestra ridotto così? Sembra che coloro che guidano (?) quello schieramento non abbiano ancora capito che il loro vero nemico non è Matteo Renzi ma il movimento Cinque Stelle: l’unico che – domani a Roma e dopodomani sul piano nazionale – potrebbe mettere il centrodestra alla porta, escluderlo definitivamente dalla festa. Viviamo al momento in un assetto tripolare (Partito democratico, Cinque Stelle, centrodestra) che ha sostituito il precedente bipolarismo Berlusconi-sinistra. Ma gli assetti tripolari sono per definizione instabili e transitori. Presto si tornerà, plausibilmente, al bipolarismo. Ma di quale bipolarismo si tratterà?
Democratici/Cinque Stelle o democratici/centrodestra? Al momento, il primo scenario sembra più probabile del secondo. E il centrodestra, con le sue scelte, dà l’impressione di volere solo farsi del male e favorire così i Cinque Stelle. Consideriamo alcuni dei suoi comportamenti autolesionistici. Si prenda il caso del referendum sulle trivelle. Voci contrarie ce ne sono, naturalmente, ma la parte di quello schieramento che si è unita all’esercito anti industriale e pseudo-ecologista sostenitore del referendum, è consistente, sembra preponderante.
Quando è avvenuta questa conversione alle ragioni dell’ideologia anti industriale?
C’è poi il caso Guidi. L’uso delle intercettazioni è sempre stato contestato dal centrodestra. Ma le reazioni sono di altro tenore nel momento in cui vengono colpiti gli avversari politici. Più in generale, sono pochi, nel centrodestra, ad avanzare dubbi sull’inchiesta di Potenza. A cominciare da quello strano reato denominato «traffico di influenze illecite». Dopo tutte le battaglie condotte nel corso degli anni dal centrodestra sulla giustizia sembra che esso sia oggi vittima di un’impressionante metamorfosi.
Prendiamo poi il caso delle riforme costituzionali. Dopo avere dedicato decenni a contestare la Costituzione in vigore, il centrodestra si schiera contro le riforme Renzi. Con gli stessi argomenti (sull’autoritarismo incombente) usati da sempre dai nemici di Berlusconi contro di lui. È come se gli esponenti di quello schieramento fossero andati a lezione di giustizialismo da Marco Travaglio, di costituzionalismo dai fan della «Costituzione più bella del mondo», e di «decrescita felice» dai teorici dell’anti industrialismo. Insomma, c’è un centrodestra in stato confusionale: non ha capito che fare un’opposizione così non gli conferisce alcuna credibilità. Inseguire i Cinque Stelle, opporsi a Renzi «a prescindere», non gli porterà neanche un voto. La controprova è Milano. Lì il candidato del centrodestra ha chance contro la sinistra, proprio perché nulla ha a che spartire con la destra confusamente estremista che prevale sul piano nazionale. Berlusconi (che resta il più intelligente di quella compagnia) queste cose le ha ovviamente capite e, infatti, di tanto in tanto le sue dichiarazioni sembrano smarcarsi dagli orientamenti prevalenti. Ma è evidente che il vecchio capo non ha più un vero controllo, neppure sul suo stesso partito.
Come tutti sanno, la condizione agonizzante in cui versa da anni il centrodestra è figlia della incapacità/impossibilità di risolvere la crisi di successione, di trovare un leader che sostituisca Berlusconi. L’inventore di quello schieramento non ha al momento eredi politici. Per questo il centrodestra è in dissoluzione. Nessuno sa oggi se e come quella crisi di successione potrà essere risolta, se e come un nuovo leader capace di federare il centrodestra infine emergerà. Non è colpa degli esponenti del centrodestra che quella leadership non sia ancora emersa: i capi non si creano a tavolino, ottengono i gradi sul campo, nel corso delle battaglie politiche. È invece proprio colpa loro, degli attuali dirigenti, se, in nome di un’opposizione purchessia a Renzi, si sbarazzano persino degli aspetti positivi della loro tradizione (la scelta decisa a favore della modernizzazione socio-economica, il revisionismo costituzionale, l’opposizione agli aspetti illiberali del nostro sistema di giustizia). Corriamo un bel rischio, quello di un bipolarismo Renzi/Cinque Stelle. Come ai tempi della Dc e del Pci. Senza alternanza e senza alternative.
(Corriere della Sera)